Cirano di Bergerac, poema sinfonico

(1920)


Non molto frequente nel catalogo dei musicisti italiani fra le due guerre, la forma del poema sinfonico fu assai coltivata da Finzi, che amava i vasti affreschi sonori, l'orchestra multicolore, lo splendore dei contrasti timbrici, Ne è riprova questo Cirano, il Cadetto di Guascogna cantato da Rostand nella sua elegante e brillante "pièce" di successo.

Finzi struttura il suo Cirano in tre vasti movimenti che si succedono senza soluzione di continuità: una prima parte di carattere eroico (I cadetti di Guascogna) caratterizzata da uno squillante motivo affidato ai corni che ritornerà varie volte, sapientemente variato, nel corso della composizione; una seconda sezione liricamente distesa, dove il tema di Cirano, una delle idee più felici del lavoro, si effonde nelle sonorità dei violini nel registro acuto, e una parte finale (Il bacio, quello che Cirano morente coglie sulle labbra di Rossana) che presenta un motivo singolarmente analogo a quello di Cirano quasi a significare l'identificazione, nella persona del guascone, della natura di spadaccino infallibile e di amante appassionato e sfortunato.

La seconda sezione è preceduta da un brano grottesco in cui il motivo di Cirano è deformato da taglienti dissonanze, nel timbro pungente del clarinetto basso e dei fagotti "staccato": mi sembra corretto supporre in esso una intenzione allusiva al famoso "naso" che deformava il volto dello spadaccino, giustiziere implacabile di chi vi alludeva. Il poema termina spegnendosi in sonorità "pp". Cirano muore: "… e lascio al mondo la mia piuma bianca!", in un clima di commosso raccoglimento.

Grande orchestra, legni a tre, ottoni al completo, due arpe, archi ed una percussione assai nutrita; accanto agli strumenti tradizionali anche il raro sistro (strumento a percussione di origine antichissima, il sitro moderno consiste in una specie di piccolo vibrafono da tavolino): esempio unico d'impiego nella musica d'arte, Finzi se ne avvale nel Cirano con tocchi di raffinata eleganza.

Il Cirano, eseguito in prima assoluta al Maggio musicale a Firenze nel 1929 sotto la direzione del Maestro Gui, ebbe accoglienze festosissime dal pubblico, che addirittura - cosa inusitata per un pezzo sinfonico specie moderno - ne reclamò (inascoltato) il bis: mostrando così di condividere il giudizio favorevole che del lavoro aveva dato una commissione di cui facevano parte Toscanini, Alfano e Pizzetti.


Prima esecuzione Firenze 1929 "Maggio", Direttore Gui; Milano - Conservatorio (1930).

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